Libri elettronici. Libri cartacei. Con l’avvento di Amazon in Italia e il conseguente negozio di e-book che mette a disposizione 16.000 testi nella nostra lingua cambia forse molto. Alcuni dicono tutto. Abbiamo chiesto a scrittori e operatori culturali di dirci la loro in questo momento ‘epocale’. Noi che non tifiamo per il bit né per la carta ma per la lettura. Inizia la serie Tito Faraci, uno dei maggiori sceneggiatori di fumetti al mondo e autore del recente romanzo Oltre la Soglia (Piemme)
Con il Kindle c'è poco da giocherellare. Dopo una decina di minuti hai già capito tutto, e lo usi. Lo usi per leggere, e basta. È come un foglio bianco, insomma: prende senso quando ci metti sopra qualcosa.
L'unica vera fonte di di stupore (ma non piccola) è l'inchiostro elettronico. All'inizio non ci credi. Ci passi su le dita. Sembra un adesivo. Tutta un'altra storia, rispetto a leggere su uno schermo di iPad o, peggio ancora, computer. Leggere su un Kindle, in questo senso, è proprio come leggere su carta. Mi vedo già farlo in spiaggia, per esempio, senza nessun problema. Sabbia a parte.
C'è un solo modello "italiano". Schermo sei pollici: come leggersi un Sellerio, per capirci. Unico difetto, la tastiera virtuale: devi cercare e premere una letterina alla volta, spostando un cursore.
Scomodissimo, in particolare per inserire username e password configurandolo. Ho dovuto fare parecchi tentativi, con nervosismo e impazienza. Poi però tutto è filato liscio.
I 16.000 titoli italiani di Amazon.it sembrano tanti, ma appena si inizia a vagare per questa "libreria" se ne vedono i limiti. Molta roba nuova, parecchi classici. Manca quel che starebbe in mezzo:
titoli di catalogo non recentissimi. Bisognerà avere pazienza.
Però io dubito che comprerò anche un solo libro cartaceo in meno.
Semmai, comprerò qualche libro in più, in versione digitale. Con Kindle ho aperto un nuovo spazio per la lettura, che non ne sostituisce nessuno vecchio.
Per ragioni che non so bene spiegare, Kindle mi sembra adatto a leggere in treno, in metropolitana, in giro fuori di casa... ma non in poltrona o a letto. Ma forse su questo cambierò idea, alla prova dei fatti. Questione di abituarsi.
Tito Faraci
dicembre 2011