Ci siamo cresciuti, sono stati nostri compagni di avventura, di gioco, di lacrime e di risate. Sono quei libri che ci hanno spalancato il mondo a partire da una pagina. Storie di grande respiro, nate per intrattenere, con il meccanismo della pubblicazione a puntate. Storie come quelle di Charles Dickens di cui il 7 febbraio abbiamo ricordato il bicentenario della nascita, il narratore che non scriveva quello che la gente voleva, ma voleva esattamente quello che la gente voleva. Questa frase di Chesterton a lui dedicata spiega la sua attualità perenne e assieme anche il recente ritorno di fiamma cinematografico. Che ha trovato ad esempio uno straordinario Jim Carey nei panni dello Scrooge del Canto di Natale o ha stimolato il genio di Polanski a ricreare il mondo di stenti, grettezze e slanci umanissimi di Oliver Twist.
Al fascino di Dickens fa da contraltare l’inventiva fantascientifica e immaginifica di Jules Verne, che guarda al futuro con una visionarietà e una capacità profetica da renderlo sempre contemporaneo di ogni uomo in ogni tempo. A questi due nomi è facile poi unire i grandi narratori di un secolo in cui scrittura e passione erano un tutt’uno. Ne abbiamo parlato con un grande scrittore come Michele Mari, coltissimo rifinitore di una lingua dove abbondano termini da narrativa ottocentesca, o comunque arcaizzanti e un giornalista come Guido Barlozzetti che da anni ogni mattina ci racconta storie dell’Italia quotidiana.
Parole chiave: NARRATIVA ITALIANA, LETTERATURA INGLESE