Non ci stancheremo mai di ripetere quello che è il pregio più grande di Tullio Avoledo: scrivere col piglio dell’intrattenitore, del narratore di storie, seminando spesso tra i solchi delle righe riflessioni, approfondimenti, chiare illuminazioni sul carattere degli uomini, sul meglio e il peggio che la razza umana riesce a combinare e che quando è alle strette di una trama mozzafiato mostra molto meglio.
Discorso confermato per le Radici del Cielo, libro che è parte del progetto internazionale avviato dal russo Dimitri Glukowski e che si riassume così: immaginare un mondo sotterraneo dopo una catastrofe nucleare come contesto ideale per raccontare storie estreme tra immaginazione e intreccio.
E Avoledo coglie al balzo l’opportunità scendendo nelle catacombe di san Callisto in una Roma lugubre e intrigante in cui è rimasto solo un cardinale alla ricerca di altri prelati per indire un conclave e rimediare pertanto al dramma della sede vacante. Un sacerdote americano viene incaricato di andare a trovare l’altro cardinale superstite di cui si vocifera sia nascosto a Venezia.
la ricerca non sarà però fine a se stessa. La condizione di estrema povertà unita alla difficoltà del viaggioe alla speranza din una soluzione soprannaturale offre allo scrittore come detto la possibilità di riflettere sul nostro Io, quando ogni certezza è sconvolta e a domandarci cosa è per noi e come viviamo davvero il più radicale dei bisogni, vale a dire la fede.