Dopo il successo di “Bambini nel bosco” - unico romanzo “per ragazzi” a essere entrato nella cinquina finalista del premio Strega nel 2010 - nonché vincitore di altri allori “di categoria” come ad esempio i premi Liber ed Andersen, Beatrice Masini torna il libreria con “Solo con un cane”. Un romanzo che si apre come il precedente in un tempo e in un’atmosfera avvolti dal mistero.
Stavolta il lettore si imbatterà in un capriccioso sovrano che dopo numerosi incomprensibili editti decide di bandire dal suo regno tutti i cani. Anche in questo caso però il protagonista è un bambino che non si arrende e fugge da solo dalla sua Patria assieme a Tito il cucciolo che in quegli anni è cresciuto assieme a lui e al quale ha dedicato ogni attenzione e premura.
Inizia così una serie di avventure “all’aperto” grazie alle quali il protagonista, un po’ come accadeva ai “bambini nel bosco”, compie un rapido e inevitabile processo di maturazione che lo metterà a confornto con paure, decisioni e soluzioni da “uomo” da affrontare sempre però con la creatività del fanciullo. Per concessione dell’editore Fanucci vi proponiamo l’inizio del prologo del romanzo.
Cominciò con i gelsomini.
Il gelsomino è un piccolo fiore bianco, profumatissimo, che somiglia a una stella. È un rampicante, audace e tenace; le sue piccole mani di foglia si arrampicano sui muri come artigli, e lì restano avvinghiate. Ma è anche dolce e delicato; inutile coglierlo, basta il tocco di un dito per sciuparlo. Da sempre e da prima di sempre era il simbolo del Regno: le donne lo ricamavano sugli orli degli abiti da sposa, e la fragile effigie era raffigurata nei sigilli e negli stendardi. Con le foglie di gelsomino si faceva un tè squisito, aromatico: sembrava di bere giardino. E la Canzone del Regno, quella che tutti conoscevano, quella intonata all’inizio delle cerimonie, s’intitolava Quando Fiorisce il Gelsomino; era affidata a melodiosi cori di ragazzine e parlava della stagione più dolce, la primavera che riporta la vita.
Ma un giorno il Sire decise di bandire il gelsomino dal Regno. Il motivo non fu spiegato: è privilegio di un Sire fare quello che vuole. Semplicemente, cominciarono gli editti: l’ordine a tutto il Regno era di far sparire il gelsomino dai giardini e dai muri, dai disegni e dai ricami,dagli stendardi e dalle tazze di tè. Abolita anche la Canzone del Regno, che fu sostituita dall’Inno del Sire, un brutale coro maschile che celebrava la guerra e il potere. I sudditi a questa raffica di annunci e notizie rimasero sconcertati: che cos’aveva fatto di male quel piccolo fiore a stella per meritare di essere cancellato dal loro mondo? Ma gli ordini sono ordini, tutti conoscevano la severità delle Leggi del Sire, e nessuno osò disobbedire.