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Venerdì 03 Giugno 2011
Arel: il potere che non logora   versione testuale

Secondo l’uomo più potente che abbia mai attraversato la storia della Repubblica italiana, Giulio Andreotti, “il potere logora chi non ce l’ha”. Secondo la filosofia della politica il potere è «la consegna a uno o ad alcuni della capacità (legittima) di stabilire regole per tutti, di imporre a tutti il rispetto di queste regole o in conclusione di prendere decisioni obbligatorie, in fatto o in diritto, per tutti». Per Max Weber «Il potere è la possibilità che un individuo, agendo nell'ambito di una relazione sociale, faccia valere la propria volontà anche di fronte a un'opposizione».
 
Comunque la si veda, il Potere, con la P maiuscola, è un qualcosa che fa tremare le vene ai polsi dei suoi reggitori; ma nel contempo è in grado di inebriarne le menti, provocando spesso più di un’ubriacatura, con conseguenti ricadute negative e spesso anche nefaste sulle persone sottoposte a quel Potere.
E’ proprio per questo che il nuovo numero della rivista dell’Arel (disponibile nelle migliori librerie e in abbonamento o richiedendolo al centro studi) parte dalla definizione e dall’etimo per definire il “Potere”, a cui è dedicato l’ultimo numero, il primo del 2011.
 
Le domande sul Potere
 
“L’esistenza e la natura del potere contemporaneo – scrive il direttore Enrico Letta nella presentazione – Siamo partiti da qui per le riflessioni di questo numero… Dopo Confini, Crisi, Muri, popolo, Ricchezza, ci siamo interrogati su una parola il cui significato oggi appare quanto mai incerto, mutevole, addirittura imprevedibile. In ogni caso, difficilmente riconducibile a unità… Le piazze reali del Nord Africa, rimbalzate con tutta la loro forza dulla piazza virtuale mondiale, ci hanno detto ancora una volta e per sempre che siamo tutti cittadini di un mondo nuovo”. Da questa premessa entusiastica nei confronti della “primavera del gelsomino” nordafricana, la redazione di “Arel La Rivista”, si è posta le domande conseguenti: “A cosa serve oggi il Potere? Per cambiare le cose o per cercare di bloccarne l’evoluzione? Vi contraddizione tra la concentrazione di potere personale e la diffusione orizzontale del Potere, entrambe tendenze del nostro tempo? E ancora, il Potere è oggi invisibile o, al contrario, è del tutto evidente e nulla può essere nascosto?”
 
Le risposte
 
La Rivista (un bel tomo di oltre 300 pagine), a dire la verità, la redazione della rivista (bella guarnita da menti vivaci, da Mariantonietta Colimberti a Maria Elena Camarda, Emanuele Caroppo, Raffaella Cascioli, al capo delle belle pagine culturali di Europa, Maria Galluzzo; e Marta Tamburrelli e Gianmarco Trevisi) ha scelto di rispondere segmentando il tema. E così ha raccontato il Potere nel mondo; nei linguaggi; nella rappresentanza, dalla politica alle istituzioni più varie; all’economia; quello nascosto e quello incarnato nell’uomo stesso e nelle sue differenze sessuali e culturali; ma anche il Potere così come è vissuto nella storia attraverso le idee. Ma ha deciso di aprire il volume con un racconto in presa diretta. Il Potere così come lo ha vissuto, lo vive e lo racconta un imprenditore potente che fa politica attraverso i suoi media: Carlo De Benedetti, proprietario, tra le varie cose, del gruppo L’Espresso – La Repubblica, orientato decisamente a sinistra. Una verità che, a dire la verità, l’imprenditore, correttamente, non nasconde.
 
Obiettivi raggiunti o meno?
 
Confesso che non so se Enrico Letta e la sua Redazione si ritengono soddisfatti del risultato raggiunto dal numero della Rivista (In questo caso glielo avrei dovuto chiedere, ma non sarebbe più stata una recensione). Di certo “Potere” raggiunge un risultato: lo si tiene per diverso tempo sul comodino di casa o sul tavolo della redazione per leggerlo e rileggerlo. La molla che mi ha spinto a consultarlo è stata la sezione sul “Potere celato” e l’intervista a Gian Mario Cazzaniga sulla massoneria; ma è indubbio che i saggi riuniti nella sezione “Tracce”, se forse mancano di un tema unificante, sono di una grande suggestione: dalla censura sulla musica al potere nel cinema, alla interpretazione personale di pasolini. Di certo le trecento e più pagine di “Potere” non potevano essere esaustive di un tema che ogni anno vede pubblicati centinaia di titoli dalle più disparate case editrici. L’impresa della Redazione e delle tante firme di prestigio coinvolte, però, pare particolarmente riuscita: soprattutto sui temi tradizionali. Nel campo della contemporaneità e nel collegamento con i temi internazionali si fatica, invece, a trovare una reductio ad unum, che probabilmente, però, non era nemmeno cercata.
 
Cose da fare
 
Personalmente avremmo dedicato una maggiore attenzione alla Chiesa e al suo rapporto con il Potere, che riteniamo un motore assai più “Potente” di quanto appare nelle dinamiche sociali e non solo in prospettiva trascendente; e avremmo affrontato in maniera diversa - forse eliminandolo del tutto - lo spazio dedicato a donne e potere. Anche se si è cercato di evitarlo, da tutta l’impressione di essere “una riserva indiana”. Ora, non resta che attendere il prossimo numero, e soprattutto, il prossimo tema. Con impazienza.
 
 
Luigi Ferraiuolo
 





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