“La pirateria sta mettendo a rischio il mercato nascente degli ebook in Italia, non possiamo non combatterla”. E’ questo l’allarme lanciato dal presidente dell’Associazione Italiana Editori Marco Polillo che per la prima volta esce allo scoperto fornendo i dati ufficiali dell’Ufficio antipirateria degli editori.
Secondo l’Associazione italiana degli Editori già soltanto soffermandosi sui 25 best seller della scorsa settimana in formato elettronico si scopre che il 75% è disponibile in versione pirata. Ricordiamo al riguardo che attualmente gli e-book presenti nel nostro mercato editoriale sono circa 19.000
Sempre secondo gli editori il"tasso di pirateria" non cambia tra i libri per cui esiste una versione legale (si trova quella pirata nel 76,5% dei casi) e quelli per cui non esiste (75%).
“Il mercato digitale – ha spiegato Polillo, presidente dell’AIE - si può sviluppare solo se gli autori e gli editori conserveranno il diritto di sfruttare anche con i nuovi mezzi i contenuti creati e pubblicati. Per questo restiamo dell’opinione che la pirateria è un problema e sottolineiamo il suo peso nel mercato editoriale italiano, non meno di quanto avviene per il resto dell’industria culturale. Se la pirateria non sarà limitata, il mercato digitale semplicemente non potrà svilupparsi, con grave danno soprattutto per i lettori. Se gli investimenti che le imprese stanno oggi facendo non avranno un loro ritorno, infatti, il rischio è che il mercato muoia sul nascere”.
In nessun caso, però – chiarisce il presidente degli editori - la tutela del diritto d’autore deve dar vita alla possibilità di censure preventive di quanto viene pubblicato in rete. Pensare d’altro canto che gli editori siano a favore della censura è semplicemente un controsenso. Riteniamo che sia invece possibile individuare tecniche equilibrate che, al contrario, intervengano ex post su quanto viene pubblicato e che conducano alla rimozione immediata di ciò che viola i diritti d’autore. Ciò richiede il rispetto di un principio di responsabilità: è giusto che questa sia esclusa per chi è un mero veicolo di un atto illecito commesso da altri, quando questo avviene realmente a sua insaputa. Altra cosa è che un soggetto sostenga che un illecito è commesso a sua insaputa quando ne era invece perfettamente al corrente. In questo senso eravamo favorevoli alla sostanza dell’emendamento Fava e proponevamo che – alla ricerca di una soluzione equilibrata – si applicasse semplicemente il testo della Direttiva europea, che non può certo essere accusata di antidemocraticità”.