Che cos’è un dizionario analogico? E’ uno strumento che registra le connessioni tra le parole, non si ferma alle definizioni, ma costruisce una rete sulla lingua, ne collega gli elementi, proprio perché le parole non esistono da sole ma vivono in una smisurata rete fatta di tanti legami. Ecco perché un’opera del genere si avvale di veri e propri insiemi formati da termini ed espressioni appartenenti ad ambiti di conoscenza e di esperienza che vengono avvertiti come omogenei, e si organizza su parole che vengono sentite come centro o chiave di ingresso per quegli insiemi.
Ecco allora il Dizionario Analogico Zanichelli della Lingua Italiana curato da Donata Feroldi assieme a Elena Dal Pra, presentato a Roma presso la Casa delle Traduzioni nei giorni scorsi. Oltre 4.000 voci svolte assieme a quelle di puro rinvio e un’organizzazione che punta esplicitamente a rendere” reperibile un termine e trovargli una posizione all’interno di una sequenza associativa”. Che è poi il modo in cui noi ragioniamo quando cerchiamo quella parole particolare che ci sembra di avere sulla punta della lingua tra varie associazioni di senso che la nostra mente rapidissimamente compie.
Un dizionario di questo tipo comporta un procedimento complesso –ha spiegato Feroldi – perché noi stessi siamo parte della lingua, siamo come immersi in questo insieme di parole che tra l’altro negli ultimi cinquanta anni ha conosciuto cambiamenti di grandissima portata.”
Ci sono voluti allora 12 anni di lavoro per dare alla luce quest’opera realizzata anche redazionalmente in modo che”dalle singole voci si possa progredire verso le altre, partendo dal semplice fino a livelli di astrazione più elevati, seguendo un po’ il modo in cui funziona la mente umana”
“Non abbiamo voluto usare categorie grammaticali,- ha avvertito la curatrice - ma abbiamo scelto una un concetto più abbordabile come quello di rubrica. Le stringhe di parole sono disposte come in una gradazione dentro categorie più generiche, come “caratteristiche”, “modi” “modi di dire” “curiosità” “rela tivo a”. E poi, aggiungiamo noi, ci sono piccoli quadrati e cerchi colorati che delimitano le sequenze omogenee per il significato. Ad esempio nello svolgere la parola “attaccare” i termini “spillare e pinzare” sono racchiusi dentro due quadratini in testa e in coda che li dividono da “saldare” che ragionevolmente appartiene a un altro tipo di esperienza pratica.
Insomma è un dizionario anche “pragmatico” rivolto anzitutto a chi con la parola lavora, in primis ai traduttori che, ha ricordato Feroldi utilizzano “più registri, più stili e anche repertori di parole che vanno da quelle più arcaiche e ricercate a quelle di uso contemporaneo. Per questo abbiamo anche pensato a cosa loro si potessero aspettare da un dizionario del genere”.
Ecco perché questo non è uno strumento prescrittivo né vuole indicare un livello standard ma registrare come un sismografio la lingua che emerge nel nostro vivere. “Il dizionario ci fa capire che le parole non sono cose ma vivono, per questo deve essere come una pellicola impressionabile che cerca di rendere evidente questo elemento vitale”. E’ un po’ come fosse un notaio – ha aggiunto il linguista Giuseppe Antonelli – non ha colpe ma rende il volto della lingua che è la nostra lingua”.
Un’opera quindi che si propone per rispondere “ a un bisogno, non muove da uno sguardo teorico troppo rigido che congelerebbe la materia in modo non funzionale, ma è corretto e compensato dalle necessità che avverte il traduttore che è un po’ uno scrittore per interposta persona”. Il dizionario è inevitabilmente corredato da un CD Rom e prevede anche un applicazione per iphone
Saverio Simonelli