… chiudo col suggerimento che Jerry Bruckheimer – il più grande produttore di serie televisive al mondo – regala a ogni nuovo sceneggiatore che entra nella scuderia:
"Ragazzo, ogni episodio inizia con una scena d'azione e un problema da risolvere. Nel corso dei quaranta minuti, il problema trova la soluzione. La puntata chiude con un altro problema. Apparentemente insolubile."
Il genere di consiglio che vale cento dollari a parola.
[Simone Sarasso, "Intro" di Jast]
"Siete pronti per un serial TV su carta?" ci avvisa vistosamente la quarta di cofanetto di JAST. Eh sì, perché come ci dice Simone Sarasso nell'introduzione "Se pensate d'aver comprato un romanzo, siete fuori strada. Questa è una serie TV. Il fatto che non sia mai passata in TV non è rilevante. E anche se in tv non ci passerà mai, la cosa non ci sposta di un millimetro." JAST nelle intenzioni dei tre autori è infatti la prima serie tv su carta della storia. Un esperimento narrativo senza precedenti. Un azzardo pericoloso, aggiungo. Sin dalla presentazione dell'opera ci rendiamo conto di trovarci di fronte a un ibrido. Al posto del normale libro c'è un cofanetto (così come avviene per le serie tv), e dentro il cofanetto tre volumetti che nella forma e in qualche accorgimento grafico (la poco elegante e troppo ingombrante immagine di un dvd numerato nella pagina del colofone, per esempio) ripercorrono in cartaceo la proposta commerciale dei tipici cofanetti da serial televisivo americano. Perché JAST, acronimo di Just Another Spy Tale, è pensato e scritto proprio come se fosse una serie televisiva. Al posto dei capitoli ci sono gli episodi, e gli episodi hanno una durata costante, e ciascuna "puntata" ha un regista (uno dei tre autori), la cui mano è riconoscibile, pur nella prosecuzione coerente e distinguibile della narrazione seriale. Questa cosa del resto avviene anche nel caso delle serie tv, nelle quali gli osservatori più scafati riescono a distinguere differenze autoriali e registiche tra puntata e puntata. Per prendere confidenza con l'avvincente esperimento narrativo messo insieme dai tre autori per i tipi di Marsilio, alcune indicazioni decisive ci sono fornite nell'introduzione all'opera dallo stesso Simone Sarasso, primo ideatore dell'innovativo ibrido narrativo:
Una delle caratteristiche dei serial americani è che ogni puntata dura tra i quaranta e i quarantatré minuti. Questo tipo di formar è dettato dal palinsesto: ai quaranta minuti di show ne vengono aggiunti venti di pubblicità […] questa è una regola inderogabile, che si applica (con apparente controsenso) anche a 24 [24 è una notissima serie tv americana, la cui ardita struttura temporale, in cui il tempo della narrazione coincide con il tempo dei fatti narrati, ha fatto epoca, ndr.]. Anche se, in linea di principio, ha la pretesa di essere girato in tempo reale (ventiquattro puntate da un'ora per raccontare una giornata del suo protagonista, Jack Bauer), le puntate durano quaranta minuti. Quello che succede durante la pubblicità, semplicemente non viene narrato. In osservanza a questo precetto aureo, ogni episodio di JAST durerà quaranta minuti. Più o meno. I minuti sono calcolati sul tempo di lettura. Se siete particolarmente lenti a leggere, fate conto di non esservi alzati dal divano durante la pubblicità.
Il livello di contaminazione tra sistemi narrativi diversi viene portato in JAST alle estreme conseguenze. L'uso di espedienti diegetici tipicamente televisivi è massiccio. Si parte dall'unità narrativa degli episodi – ciascuno dei quali è insieme autoconclusivo e allo stesso tempo legato indissolubilmente al flusso della narrazione seriale – per arrivare alla mimesi della macchina da presa, con particolare attenzione per carrellate e primi piani (scarseggiano i campi lunghi: siamo in televisione, non al cinema). (Mimesi dei movimenti delle macchine da presa per altro tipica in Sarasso, cfr. il primo capitolo del suo romanzo d'esordio Confine di Stato). Un altro strumento mitico della serialità televisiva di cui si fa ampio uso in JAST è l'impiego massiccio dei flashback (o analessi), con cui vengono recuperati ampli episodi di vita dei protagonisti antecedenti ai fatti narrati, accorgimento antico come il racconto ma rimesso recentemente al centro di un sistema narrativo nella famosissima LOST (e per converso, vale a dire giocando sulle prolessi invece che sulle analessi – e con minore successo di critica e pubblico – in Flash Forward). (Sottolineiamo qui l'evidente omaggio a LOST esibito nel nome stesso di JAST). Le vicende spionistiche di JAST sono narrate con sapienza dai tre autori, e il filo della tensione rimane costantemente alto (si tratta a tutti gli effetti di un thriller). Quasi impossibile in poco spazio riassumere la complessità delle vicende intrecciate e i riferimenti storico-politici interessati, si passa dalle speculazioni farmaceutiche su scala globale che inondano l'Africa di farmaci contro l'AIDS, alle fughe di notizie in estremo oriente, alla "formazione" afghana delle spie, per arrivare, inseguendo a rebours l'apprendistato degli agenti segreti, fino all'11 settembre e, ancora più in indietro, al DC9 di Ustica.
Ma quello che conta a mio avviso in questa operazione, quello che rimarrà come elemento distintivo, non saranno certo le pur coinvolgenti vicende intrecciate nella spy tale, ma una nuova, intelligente e perfettamente coordinata avventura di scrittura collettiva, un esperimento che ha tutte le possibilità di diventare un modello, un ibrido narrativo che sarà forse in grado di varare in grande stile una nuova stagione di narrazioni collettive e seriali, questa volta su carta.
Federico di Vita
JAST
Simone Sarasso - Davide Rudoni - Lorenza Ghinelli
Marsilio, 2010, 3 vol. di 130 pp. ca. - € 19,50