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Venerdì 30 Luglio 2010
La poesia messicana di Octavio Paz   versione testuale

“Un Inno alla ricerca del tempo perduto, tra sogno e tormento”

“Per realizzarsi l''amore deve infrangere la legge del mondo. Nel nostro tempo l''amore è scandalo e disordine, trasgressione: quella di due astri che rompono la fatalità delle loro orbite e si incontrano a metà dello spazio.” Questa citazione, tratta da un opera del celebre poeta messicano Octavio Paz, “Il labirinto della solitudine”, concentra in sé l''essenza e la forza di un sentimento umano universale e imprescindibile, da cui ogni cosa ha origine: l''amore.
Amore, istante, libertà…così Octavio Paz, premio Nobel messicano per la letteratura nel 1990, sintetizza la propria opera “Pietra di sole”, considerata da Julio Coràlez il più bel poema d''amore mai scritto in America Latina. L''Amore dunque, ma non solo. La sua è un'' opera circolare come “il tempo originario”, simboleggiato nel calendario sacro azteco, dalla monolitica Pietra de Sol da cui il poema stesso trae il titolo.
Questa pietra concentra in sé il fulcro della divinazione azteca, costituita da magia e riflessione, simbologia e divinazione. Il rapporto tra la puntualità dell''istante e il fluire del tempo, l''interesse per astronomia, la riflessione sullo spazio e il tempo in ogni sua connotazione religiosa, affascina il lettore, fino a condurlo in un''atmosfera magica e surreale. L''immagine della pietra di sole presente nel titolo si è rivelata, portatrice di un duplice significato: allude all''idea del tempo rigenerato ma anche a quella dell''uomo illuminato dall''esperienza amorosa e capace quindi di conquistare una forma di vita più piena. Il sole ( l''amore, la poesia), riescono ad estirpare dalla pietra ( l''uomo) la sua componente vile, permettendole dunque di trasformarsi in una pietra preziosa. Perfino Guinizzelli, grande cantore del Dolce Stil Novo scriveva già nella sua poesia“Al cor gentil reimpara sempre amore”: “poi che n''ha tratto fore, per sua forza lo sol ciò che li è vile”. Il sole non irrompe che nella pietra, l''ossimorico contrasto che fa da capisaldo alla concezione della realtà del poeta, la conciliazione dei contrari e il paradosso permeano tutti la sua produzione. “Poema della riconciliazione degli opposti, in cui la polarizzazione tra tu ed io, presente e passato, si risolve in una corrispondenza universale che mette in comunicazione piani considerati incompatibili.” Così ama definire Paz il suo poema. L''ossessione del tempo torna continuamente a tormentarlo:

“Cerco negli infiniti corridoi
Della memoria, porte su un salone
Vuoto dove marciscono le estati,
le gemme della sete ardono in fondo,
volto che sfuma appena lo ricordo.
E risalendo la mia fronte cerco,
cerco senza trovare, cerco istante,
un volto che sia fulmine e tormenta
che corre in mezzo agli alberi notturni,
volto di pioggia in un giardino buoi,
acqua tenace che mi scorre accanto.
Tutti si trasfigurano,volando,
ogni fregio è nuvola,ogni porta
immette al mare, al campo, all''aria, ogni
tavola è in festa; conchiglie serrate
cui il tempo inutilmente stringe assedio
svaniti il tempo, i muri: spazio, spazio,
apri la mano, cogli la ricchezza,
raccogli i frutti, mangia dalla vita”

L''Amore costituisce la via d''accesso a questa temporalità autentica, perché esso è forza liberatrice e rivoluzionaria che smaschera i potenti, dà voce alle vittime della storia, abbatte le pareti che ognuno costruisce con l''altro. Nell''abbraccio degli amanti il tempo cede, si annulla e si dilata in un istante immenso: l''istante amoroso.

“Tutto si trasfigura, tutto è sacro,
il centro della terra è in ogni stanza,
sempre è la prima notte, il primo giorno,
il mondo nasce quando due si baciano.
Amare è lotta, quandi due si baciano
Il mondo cambia, i desideri incarnano,
anche il pensiero incarna,
il mondo cambia
se due si guardano e si riconoscono.”

L''Amore è in grado di sacralizzare ogni attimo, annullando l''ossessione del passare del tempo.

“Perdiamo i nostri nomi e galleggiamo
Alla deriva tra l''azzurro e il verde,
tempo totale dove nulla accade
se non il suo trascorrere felice.”

Sfuggendo ad una quotidianità scandita da solitudini, ipocrisie e violenze l''io e il tu si fondono in un''unita pulsante che chiarisce l''ambiguità dell''universo. L''opera stessa è tempo, ritmo creatore, è un percorso scandito da ritmi incessanti, dove si fondono odori, suoni, sensazioni, presenze della natura. L''uomo è in cerca di un''illuminazione e l''opera poetica diventa l''itinerario della vita, a cui tutti noi cerchiamo di dare un senso. La natura e l''uomo infine, uniti nel grande universo confuso e complesso, riescono a trovare un equilibrio grazie alla donna che incede tra le fronde di un albero, in un ruscello d''acqua sotterraneo o nel vento leggero che tutto calma.

Una presenza che è all''improvviso canto
Come il vento che canta nell''incendio,
uno sguardo in bilico sostiene
il mondo coi suoi mari e coi suoi monti,
corpo di luce filtrato da un''agata
gambe di luce, luce del ventre,baie,
roccia solare, corpo color di nuvola,
color di giorno rapido che salta
l''ora che dà scintille e prende corpo,
nel tuo corpo è già visibile il mondo,
nella tua trasparenza è trasparente,
percorro gallerie fatte di suoni,
fluisco tra presenze risonanti,
percorro trasparenze come un cieco
mi cancella un riflesso,nasco in altri.

Concludiamo citando alcuni tra i versi più belli di Pietra de Sol, abbandonandoci sempre più al richiamo ammaliante del suo ritmo poetico

Vita e morte
Saldano in te, signora della notte,
torre di luce, regina dell''alba,
vergine luna, madre d''acqua madre,
corpo del mondo
cado in me stesso e non tocco il mio fondo,
coglimi dai tuoi occhi, unisci polvere
dispersa e riconcilia le mie ceneri.


Silvia De Paola

 





Parole chiave: POESIA;RECENSIONE DEI LETTORI
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