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Giovedì 23 Dicembre 2010
Il Rock per organo di Marco Lo Muscio   versione testuale

L’architettura si addice alla musica. Anzi, si può dire che l’arte di comporre suoni sia un altro modo di occupare uno spazio. Sonoro nel caso, ma sottoponendo la propria invenzione a criteri in qualche modo costruttivi e plastici, giochi di bilanciamento, di pieni e di vuoti che fanno sì che da un’idea iniziale prenda forma l’edificio di suoni dove tanto ci piace abitare, anche solo per qualche tempo.
 
Il discorso vale per la grande musica del passato, quella che avuto il suo apice nell’Ottocento, da Beethoven fino a Bruckner e Mahler, ma è applicabile anche a una delle stagioni più singolari della creatività novecentesca, quella musica che risulta categorizzata come “rock progressivo” e che forse è stato l’unico modo – azzardiamo – di coniugare un gusto popolare con quella eredità ingombrante e considerata erroneamente conclusa. Perché composizioni come quelle di Keith Emerson, dei King Crimson, di certi bei momenti dei Genesis, degli Yes, questi ultimi sicuramente il gruppo musicalmente più ricco e formalmente impeccabile, sono oggi a loro modo un classico e un ponte gettato saldamente tra innovazione e tradizione musicale, tra esperimento e comprensibilità, tra una musicalità articolata, raffinata e concepita con studio e ricerca formale e la pulsazione più selvaggia, vitale e giovanile del rock. Non si contano sulle dita di una mano le “trascrizioni” da modelli classici fatte da Emerson e non è un caso che ancora oggi gli Yes aprano i loro concerti con la musica di Stravinskj.
Tutto questo per presentare l’ulteriore avventura ideata da Marco Lo Muscio, musicista romano, pianista e organista di solida e robusta formazione classica che ha deciso di arrangiare per organo molte delle composizioni di quel periodo alternandole a lavori personali o a testi di musica da film come alcune impareggiabili invenzioni di Ennio Morricone. La riuscita concertistica, appagante, tecnicamente incantevole e emotivamente suggestiva, dimostra che Lo Muscio e non solo lui ha visto giusto. Ha ragione l’artista di oggi che ha impegnato fruttuosamente ore e ore di lavoro a trascrivere una musica che non vanta certo le partiture perfette e onnicomprensive della classica, ma hanno e conservano la ragione ancora quei musicisti “progressive” che hanno ideato un approccio musicale che risulta vincente anche trasposto per altri “media” musicali. E in fondo è quanto faceva lo stesso Bach quando tranquillamente trascriveva se stesso da uno strumento all’altro. Per chi avesse voglia di seguire quest’avventura che è davvero un’esperienza unica al giorno d’oggi, Lo Muscio tornerà a suonare presso la chiesa anglicana di Saint Paul within the Walls in Via Nazionale domenica 9 gennaio assieme a un gruppo di cantanti e musicisti alquanto “progressive”. Qui di seguito vi offriamo un’intervista all’artista e alcuni momenti del concerto tenuto nella stessa sede lo scorso 19 dicembre
 
 
 
Saverio Simonelli
 





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