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Editoriale
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Letteratura per ragazzi. Le soluzioni ci sono |
Di letteratura per l’infanzia in Italia si parla solo tre volte l’anno. «A Natale, alle cresime e quando c’è la Fiera internazionale del libro per ragazzi», dice sconsolato Antonio Faeti, docente e critico che i libri per i più piccoli li studia e li divulga da una vita. Quest'anno è andata anche peggio: i giornali che di solito seguono la Fiera ne hanno parlato meno perché distratti da “Libri Come” a Roma. Proprio di libri per ragazzi e informazione si è però parlato a Bologna all'incontro “Crescere i lettori in una società di diritto: editoria per ragazzi e informazione”. La cornice era “Bolibrì”, il Festival internazionale dedicato ai libri per ragazzi, con 200 eventi in oltre 40 location tra palazzi storici, musei civici e librerie nel cuore della città emiliana.
Possibile che sia ancora considerata una cenerentola l’editoria che stimola, educa e forma gran parte del nostro futuro? Sembra così a sentire il “grido di dolore” lanciato dai convenuti all'incontro.
Sotto il coordinamento di Silvana Sola, membro dell’Associazione Forum del Libro, ne hanno dibattuto a lungo ospiti rappresentanti mondi diversi: le testate italiane (da Manuela Trinci de l’Unità a Daniela Trotta de Il Mattino), la televisione (Luisa Mattia de La Melevisione) e le nuove tecnologie (Grazia Gotti di Zazie news/Giannino Stoppani/Accademia Drosselmeier). Faeti ha anche presentato una relazione dal titolo: “Dalla Grande Esclusa all'assolutamente Inesistente: lettura per l'Infanzia e informazione”.
Insomma, una situazione tragica a sentire i relatori.Tags:
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Pensieri e scritture per il 2010 |
L'anno si chiude in chiaroscuro per chi scrive, chi legge, chi cerca comunque attraverso le parole di capire meglio il mondo circostante o per lo meno il proprio microcosmo di esperienze. La scrittura serve o almeno dovrebbe servire alla vita proprio in questo: nel dominare quella verticalità e profondità di approccio che sostiene poi le scelte pratiche il difficile e contorto cammino della quotidianità. Ma allora, visto che siamo in un periodo di festa nascondiamo per un po' le ombre e concentriamoci sulle luci, poche ma vivide del 2009 che si conclude. Di libri belli ce ne sono stati, e come; di quelli veramente significativi anche, a partire dalla cosa migliore stampata nei dodici mesi, vale a dire l'antologia postuma di David Foster Wallace, “Questa è l'acqua”, l'unico vero classico che questi anni 0 come li chiamano quelli che se ne intendono consegnerà alla posterità. Splendore di scrittura abbinato a una non comune capacità di scendere nel proprio cuore e squadernarlo di fronte all'uditorio, a chiunque si imbatta nella sua creatività scintillante, dolorosa e sempre partecipe dell'umana avventura.
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La necessaria utopia di un libro "slow" |
Oramai dovremmo averlo capito. I best seller non bastano, i filoni glamour non bastano. I tormentoni mediali non bastano. I numeri dell’editoria italiana, ma anche di quella mondiale rimangono bassi mentre gli avvoltoi di turno voltaggiano a quote sempre più radenti preconizzando inevitabili sviluppi in nero della già grigissima crisi.
Da Francoforte vengono peraltro segnali contrastanti. Da una parte gli editori che come per altre manifestazioni tagliano la propria partecipazione illudendosi che un risparmio di vetrina sia avvertito come segno di impegno e serietà o semplicemente seguendo i dettami della cassa sempre meno pingue. Dall’altra i fantasmi digitali del futuro elettronico. Si muovono cancellieri e capi di governo lancia in resta per proteggere i diritti. Sacrosanto, ovviamente. Ma cosa in realtà difendiamo? Sappiamo solo che il gioco sembra farsi duro, come direbbero in un serial americano. Già il serial: l’editoria somiglia sempre più a un creatore di format che si permette solo variazioni sempre più infinitesime su un progetto oramai trito ma che comunque sembra sul breve sostanzialmente remunerativo.
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Mantova: istruzioni per l'uso futuro |
E sono 13. Mantova continua a sedurre e a raccogliere quelli che oramai vengono definiti lettori fortissimi, quelli che come Atlante sorreggono a fatica le sorti malcerte dell'editoria nostrana. Tredici dunque e anche perché non siamo superstiziosi ci permettiamo di guardare al futuro proponendo magari dei consigli o semplicemente illustrando un punto di vista.
C'è bisogno di svecchiare lo schema. Nonostante i 3000 biglietti prenotati in più rispetto all'anno precedente si avvertono qua e là sintomi di stanchezza o forse di desiderio di un rilancio.
Ci sono gli ultras dell'autografo, i lettori compulsivi, quelli che vanno a caccia dell'espressione, dell'aggrottamento di ciglia del loro autore di culto, è vero, ma i lettori “normali”che pencolano da un incontro all'altro (troppi oramai per la verità) sono sempre più disorientati dalla messe spesso incongrua delle offerte. Matematica e nuove scienze, giochi di parole e parole dell'Europa, dissidenti politici e soloni d'altre epoche, tortelli e scintille shopping e radiodrammi. E 'difficile barcamenarsi e soprattutto cercare fili rossi diversi da quelli della curiosità rapsodica o della semplice fame di un volume con una bella grafia apposta sopra dall'autore del caso.
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Luna: il mistero e la carezza |
I più pessimisti lo avevano affermato addirittura qualche giorno dopo la mirabolante notte del 20 luglio 1969. "Ora che è stata calpestata dal piede umano la luna perderà il suo alone di mistero, la sua capacità di evocare sogni e materializzare incanti, di suscitare malia". Avevano, come spesso accade ai pessimisti, torto marcio. Se oggi siamo tutti qua col naso insù a guardare verso quell'ammasso orbitante di pietre non è certo per valutare la portata delle ricerche compiute dagli scienziati della Nasa da allora ad oggi, né semplicemente per rispolverare lo spirito pionieristico di una corsa allo spazio che di lì a poco si sarebbe interrotta col dramma dello Shuttle. È che 40 anni dopo ci rendiamo conto di come la luna sia rimasta la luna e che quell'impresa sia entrata di diritto nel novero del mito perché ci ha proiettato tutti insieme, dal salotto di casa con la tv che ancora gracchiava incerta, in uno spazio che è soprattutto il luogo che proprio quei sogni a lungo sognati da ogni essere umano hanno reso prezioso e in un certo senso inviolabile perché custodisce da sempre, meglio di un focolare, il patrimonio delle nostre emozioni: quelle che da razionali terrestri ci vergogniamo di affidare al semplice panorama che osserviamo rasoterra dalla finestra di casa.
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