Philippe Delerm: la "parte migliore" č oggi

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Philippe Delerm: la "parte migliore" č oggi

Philippe Delerm: la "parte migliore" č oggi

Parole esatte e discrete. Sobrie, composte eppure intense, anche se molto educatamente. Scelte come con le pinze e insieme trasparenti di vita come in un quadro di Vermeer, dove tutto è così apparentemente immobile ma ogni cosa è in grado di raccontare di più di quello che si vede; facendoci capire che c’è molto che non si vede proprio in quello che perfettamente si vede. E si vede così ben delineato.
E’ la cifra, il segnale di autenticità, lo stile unico e prezioso di Philippe Delerm, che sbarcò in Italia sul finire degli anni ’90 con “la Prima sorsata di birra” per trovare un successo imprevisto: decine di migliaia di copie vendute e una vera e propria battaglia in campo francofortese per acquistare i diritti sui romanzi successivi. Cifre folli, diverse centinaia di milioni del vecchio conio.
Poi una lenta, graduale e anonima discesa nel limbo letterario, nella nicchia dei cultori, una decina di migliaia per volume, poche unità per far sorridere l’editore, Frassinelli, che ha avuto però la perseveranza di continuare a credere in quel suo pudico talento. Ne pubblicò così altri quattordici di volumi, scavalcando il millennio con “Un cesto di frutta e altre piccole dolcezze”, in perfetto stile “sorsata”,“Il portico”, di carattere più storico, “Innamorati a Parigi”, con una filigrana alla Peynet.
“Scrive sempre lo stesso libro” dicevano i detrattori che pure non potevano negare quella delicatissima maestria nel dipingere sintassi ed estrarre pepite lessicali assolutamente da collezione.
Questa volta, però, non potranno davvero dire nulla. Perché “La parte migliore del giorno”, appena pubblicato in Italia, è finalmente anche un romanzo compiuto e credibile dall’antico punto di vista della forma e delle unità di spazio tempo e luogo, oltre a essere squisitamente e soavemente Delerm purissimo dalla prima all’ultima sillaba. Quindi romanzo come somma di attimi attraversati dal suo sguardo elegantemente complice e da una tenerissima, mai convenzionale ironia.
E’ la storia di Arnold Spitzweg - già protagonista del precedente “Aveva piovuto tutta la domenica” - modesto impiegato delle poste che un giorno, per dar corpo a un suo modo di vedere il mondo sidecide ad aprire un blog: www.antiazione.com. Un modo di vedere che è poi quello di Delerm stesso, col fascio di luce tenue che illumina la superficie delle cose in maniera così nitida da scontornarle, renderle uniche e vere con la pura referenzialità arricchita dal cesello di aggettivi volatili, desueti e imprevisti; accostamenti lessicali che si posano leggeri come neve a cambiare il paesaggio semantico del periodo intero, un andamento stilistico sorvegliato con scarti impercettibili come in una composizione minimalista. Sempre però all’apparenza tale.
L’uomo Arnold, che si bea della solitudine che vive osservando senza mischiarsi a una vita che ama ancora di più come dall’esterno diventa malgré soi una celebrità, viene recensito alla radio, riceve una proposta editoriale e ritrova un antichissimo amore adolescenziale. Tutto questo per trovarsi di fronte a una scelta. Dire sì o no ad una vita diversa. Abbracciare il concatenamento convulso dei fatti o rimanere come Bartelby lo scrivano di Melville a osservare di nascosto le cose facendole diventare eventi grazie alla forza scontornante del suo puro sguardo e a celarsi così in una solidale solitudine.
Non sveliamo la risposta, anche se qualsiasi lettore di Delerm la intuisce fatalmente dalla semplice formulazione del quesito. Preferiamo piuttosto chiudere lasciando parlare lui, Spitzweg/Delerm, che in poche righe colte attorno a pagina 100, ci fa intravvedere la sua poetica, sempre come suggerendo altro, sempre fuggendo dall’enfasi e dal frastuono di eventi scoppiettanti per trovare la formula dell’esistenza nel giusto peso da dare al presente silenzioso e gravido di promessa di ciascuno. Sempre apparentemente immobile per chi attende, eppure sempre passibile di svelare un di più.

“Un televisore si è appena acceso al quinto piano. E’ già ora di Soir 3. La vita finge di essere esterna e seria, di persistere nella politica, nelle catastofi, quando invece nulla conta di più di un intiepidirsi languido da assaporarsi al chiuso. Ben presto la tv desiste, come se non fosse all’altezza. Il presente del palazzo non è un falso passato convulso, ma un vero presente che ha il dovere di farsi sentire sino al rosolare del pesce in padella, fino al gorgogliare dell’acqua lungo le tubature.”

Saverio Simonelli

Marzo 2010

La parte migliore del giorno
Philippe Delerm
Frassinelli - 155 p. - € 16,00
 

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