 | Pensieri e scritture per il 2010
L'anno si chiude in chiaroscuro per chi scrive, chi legge, chi cerca comunque attraverso le parole di capire meglio il mondo circostante o per lo meno il proprio microcosmo di esperienze. La scrittura serve o almeno dovrebbe servire alla vita proprio in questo: nel dominare quella verticalità e profondità di approccio che sostiene poi le scelte pratiche, il difficile e contorto cammino della quotidianità. Ma allora, visto che siamo in un periodo di festa nascondiamo per un po' le ombre e concentriamoci sulle luci, poche ma vivide del 2009 che si conclude. Di libri belli ce ne sono stati, e come; di quelli veramente significativi anche, a partire dalla cosa migliore stampata nei dodici mesi, vale a dire l'antologia postuma di David Foster Wallace, “Questa è l'acqua”, l'unico vero classico che questi anni 0 come li chiamano quelli che se ne intendono consegnerà alla posterità. Splendore di scrittura abbinato a una non comune capacità di scendere nel proprio cuore e squadernarlo di fronte all'uditorio, a chiunque si imbatta nella sua creatività scintillante, dolorosa e sempre partecipe dell'umana avventura. Di livello anche la raccolta di scritti di Salvatore Mannuzzu "Cenere e Ghiaccio": qui la pensosa esperienza di vita dello scrittore sardo sfolgora e commuove, una confessione di umanità attraverso ritratti di compagni di strada o di grandi icone della creatività umana. Poi due conferme, il "Berlin" di Eraldo Affinati: lo scrittore romano si conferma autore "in viaggio" nel senso di portarci sempre a fianco del proprio scrivere, di condurci sui luoghi che la sua scrittura fa diventare letteratura in modo penetrante e mai consolatorio con uno stile pastoso e meditato. E ancora “il Re” di Leonardo Colombati, la vita di Gianni Agnelli, anzi i suoi ultimi giorni passati al microscopio di una scrittura tra le più "contemporanee" della nostra letteratura. Mai banale, sempre in grado di scrostare i luoghi comuni.
Ecco, forse è proprio questo che chiediamo a chi costruisce parole per il 2010. Di fronte alle derive di conflittualità, violenza , incomunicabilità, vuotezza mediatica gli scrittori possono fare molto: si vive sempre più immersi in un flusso di testi: scritture ce ne sono ovunque. Sui cartelli, sulla metro, sull’i-pod sugli sms. La civiltà dell'immagine che credeva di aver eliminato la scrittura si ritrova incastonata dentro un mondo di segni che sono gli stessi da migliaia di anni. Ma il senso non è mai lo stesso, qualsiasi civiltà per sopravvivere deve riorganizzare le proprie strutture di convivenza attraverso un sistema condiviso di valori. Il Natale col miracolo della culla è il costante invito a ricominciare, il segno, parafrasando il grande scrittore tedesco Heinrich Heine, che Dio continua nonostante tutto ad avere fiducia in questa creatura. E chi scrive è in prima fila per dimostrarlo attraverso un pensiero che porti dentro di sé la vita, le sue domande, la sua richiesta di durare al di là degli inganni di questo tipo sfinito di realtà.
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